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Gennaio: giornata della memoria

A partire da Venerdì 16 Gennaio 2015
ore 11:00 Salva sul calendario

Auditorium San Barnaba, Brescia Corso Magenta 44 /A 25121 Brescia

 

VENERDÌ 16 GENNAIO, ORE 11.00

"174.488. UN UOMO, ALBERTO"

Di Luciano Bertoli

DURATA: 50 minuti

UTENTI: scuole medie inferiori e superiori

ARTISTI: Luciano Bertoli, attore; Davide Bonetti, fisarmonicista, Wladimir Zaleski, video

PRINCIPALI TEMI AFFRONTATI: “Se questo è un uomo”, “I sommersi e i salvati”

SUPPORTI DIDATTICI: prima dello spettacolo sarà fornita a tutti i docenti partecipanti una scheda critica dello spettacolo con approfondimenti sulla biografia dell’autore, sul contesto storico e culturale, con indicazioni bibliografiche e sitografiche. I riferimenti saranno riassunti nella breve presentazione che sarà proposta prima dell’inizio dello spettacolo da un esperto dell’associazione.

Fu l’uomo che salvò la vita a Primo Levi, che nell’inferno del lager strinse con lo scrittore piemontese un’amicizia forte e intensa. Un’amicizia che vive nelle pagine insieme dure e appassionanti di colui che è stato uno straordinario testimone di uno dei più strazianti orrori del Novecento. Molti di noi, che hanno accostato le pagine di Levi, ricordano nitidamente la figura dell’amico di Primo, ma non tutti sanno che questo amico, Alberto Dalla Volta, era bresciano.

 

MARTEDì 20 GENNAIO, ORE 11.00

“Grazie Maria”

di Alfredo Ceraso

Drammaturgia e regia di Faustino Ghirardini

con Marta Visconti, Anna Castagna, Diego Belli

" Senza le storie personali portate dai sopravvissuti il dibattito sulla SHOA potrebbe apparire un tentativo inconsapevole di difendersi dall'orrore palese. E, spingendoci oltre, si potrebbe ipotizzare che senza di esse il dibattito generico, si spegnerebbe lentamente. Proprio le vicende individuali sono il "luogo" più universale, la dimensione entro la quale è possibile creare il senso di identificazione umana e orale con le vittime che permette a chiunque di porsi ardui interrogativi: Come mi sarei comportato io se fossi stato una delle vittime, o un connazionale degli aguzzini? Come mi sarei comportato se fossi vissuto a quell'epoca, in quella realtà?... " David Grossman, La Repubblica del 28 gennaio 2008

Ecco, la storia della famiglia ebrea Benyacar serve a questo: a porci di fronte a qualcosa di realmente accaduto, , a donne e uomini come noi; e proprio nella nostra terra. Una storia fatta di incontri e di relazioni umane, incastrata nelle vicende storiche che riguardano il destino di interi popoli. Una storia “vicina” che è testimonianza diretta della possibilità che i singoli individui diventino strumento per agire parole che risuonano e possono tornale utili anche nella nostra attualità: incontro, tolleranza, accoglienza. Teatro documento e teatro di narrazione giocati da tre attori ( due donne e un uomo) che entrano ed escono dai personaggi, informano e raccontano di una storia semplice. Una storia che racconta di un coraggio che parte dal buon senso, dal dare retta, per esempio, alle parole del proprio parroco ( Don Primo Mazzolari): il coraggio di sentire e percepire gli altri, i diversi, come una risorsa per testimoniare l'utilità del nostro vivere. La storia può essere raccontata in poche righe. Una famiglia di ebrei, sotto l'incubo delle leggi razziali, decide di chiedere aiuto: la donna cui viene chiesto si risolve ad aiutarli e nasconderli. Chiede aiuto a sua volta a don Primo Mazzolari e la famiglia intera si salva dai rastrellamenti e da una fine certa. A guerra finita la famiglia Benyacar torna a vivere. Leone Benyacar, il figlio cieco, si converte al cattolicesimo e diventa devoto di Maria. La donna che li ha salvati, Margherita, diviene Giusta di Israele. Come dice Alfredo Ceraso l'autore del testo: "Proporre questo tipo di memoria, far toccare con mano, significa chiarire senza equivoci che una scelta è possibile, sempre, ma significa anche offrire, alla progettualità formativa, un formidabile veicolo di attualizzazione della memoria stessa.".


Tasso:
 
 
2015-01-16 11:00:00
2015-01-20 11:08:00